Sep
13

puttana a torino

By admin

Sera, sono circa le sette e me ne sto tranquillo a leggere nel mio appartamento,
al quarto piano di una palazzina in una zona residenziale di Milano.
Suonano alla porta, con insistenza.
Dallo sponcino vedo il volto di una signora, con foulard ed occhiali scuri che sta piangendo.
Apro e mi trovo di fronte una bella donna in lacrime che, tra i singhiozzi, mi dice di essere stata vittima di un tentativo di borseggio.
Uno scippatore si era aggrappato alla sua borsetta, ma lei aveva resistito e si era messa a chiedere aiuto.
Non aveva mollato la borsetta nonostante gli strattoni violenti che,tuttavia, l’avevano fatta cadere.
Lo scippatore si era allontanato di corsa, temendo l’arrivo di qualcuno.
La signora mi ha chiesto se poteva approfittare del mio bagno per darsi una rinfrescata e valutare i danni provocati dalla caduta e, nel frattempo, si é scusata per il disturbo e si é tolta gli occhiali.
Ho riconosciuto in lei Paola
per la quale ho sempre avuto un debole.
Naturalmente, le ho offerto ospitalità e chiesto cosa potevo fare, al di là di fornire acqua corrente ed asciugamani puliti.
Nulla di più le occorreva e così l’ho accompagnato in bagno.
Dopo una ventina di minuti ne é uscita, dopo essersi data una rinfrescata, ed ora era decisamente calma.
Le ho offerto qualcosa da bere e mentre eravamo seduti e rilassati, mi ha raccontato i particolari dell’incidente, ma non ha voluto che si chiamasse la Polizia.
Chiacchierando del più e del meno, davanti ad un buon Cognac, mi ha raccontato di essere a Milano per motivi di lavoro e che aveva un volo per Roma dopo poche ore e che, anzi, le avrei fatto una cortesia chiamandole un taxi.
C’era tempo per quello ed abbiamo comunque continuato a chiacchierare, e lei mi ha raccontato come la sua vita affettiva fossevuota daalcuni mesi, dopo la fine di una precedente relazione, che non cercava nuove relazioni ma che degli uomini qualcosa le mancava.
E così, un po’ ridendo ed un po’ sul serio, mi sono accostato, le ho preso una mano e cominciato ad accarezzarla.
Non si é tirata indietro ma, anzi, mi ha sorriso e quasi incoraggiato a continuare.
Le ho ovviamente rivolto un sacco di complimenti, cercando di essere sempre garbato e senza mai scendere nella volgarità.
Piano piano, quasi senzaaccorgemene, ci siamo trovati a baciarci, dapprima quasi innocentemente, poi con baci decisamente appassionati.
L’ho accompagnata in camera da letto e fatta sdraiare, senza che opponesse resistenza.
Tuttavia, mentre la stavo spogliando, mi ha detto che non voleva avere rapporti, anche se non avrebbe disdegnato qualche carezza. delicatamente l’ho spogliata dei vestiti e del collant, lasciandola in reggiseno e mutandine, ed ho iniziato ad accarezzarla e leccarla tutta, come se fosse un gelato.
Veramente, un pezzo di donna come quella era difficile da immaginare, vera e non rifatta, con qualche chiletto nei posti giusti.
E poi, quei seni meravigliosi, che ho “sgusciati” togliendole il reggiseno, ed accarezzati e baciati e mordicchiati. Lei ansimava di piacere, tanto che ho pensato di metterele mani anche sotto le mutandine, sentendo che si inumidiva tutta.
Anche queste sono state tolte ed ho immerso la bocca proprio là, leccando e mordicchiando dappertutto.
Nel frattempo, mi ero tolto i pantaloni con qualche acrobazia, senzasmettere di darle piacere.
Calda e bagnata, stavo quasi per venire ed allora le ho chiesto se il piacere reciproco poteva essere completo.
No, non voleva, a meno che non avessi una protezione, perché aveva paura sia di malattie che di “inconvenienti”.
Ma allora, come avrei potuto soddisfarmi anch’io e soddisfare di più lei ?
Mi ha preso in mano il pene che stava quasi per scoppiare, tanto che le ho detto di fare con calma, altrimenti sarei venuto subito.
Sarebbe un peccato, mi ha detto e, chinandosi, me lo ha preso in bocca ed ha iniziato a leccarlo, lentamente e sapientemente.
Mentre mi faceva un colossale pompino, le accarezzavo i seni e le mormoravo parole dolci.
Le ho detto che stavo venendo e che poteva esserepericolo, ma non si é ritirata ed ha continuato sino a che le sono esploso in bocca. Sempre tenendolo così, ha leccato tutto, coscinziosamente. Poi si é rialzata ed é andata in cucina.
L’ho raggiunta mentre beveva una lattina di Coca e l’ho accarezzata ancora.
Guardando l’ora, mi ha chiesto di chiamarle il taxi e si é ritirata in camera per rivestirsi.
Prima di uscire, mi ha dato un bacio sulla guancia, pregandomi di non cercare di rivederla a Roma.
Volevo darle il mio numero di telefono, ma non ha voluto.
Mi ha ringraziato “per tutto” e se ne é andata lasciando in me un grande rimpianto.
Forse, se avessi insistito, avremmo potuto avere un rapporto vero e completo, ma anche così era stato meraviglioso. Una vera puttana.

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