Archive for torino accompagnatrice

Sep
13

marta fetish domina torino

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Era estate, e io ero barca con quella troia.
Non ha delle forme enormi, ma in costume è davvero arrapante.
Lei guidava come al solito, ed io ero steso dietro ad ammirare quel culo fantastico.
Arrivammo così in una piccola baia dove ormeggiammo vicino ad altre barche, e siccome lei era senza il ragazzo pensò di prendere il sole in topless, mettendo in mostra quelle tette piccole ma di marmo.
Quando le vidi, il mio cazzo cominciò subito ad arraparsi e dovetti tuffarmi in acqua per non mostrare l’erezione da sotto il costume.
Risalii dall’acqua la vidi stesa a prendere il sole, era sempre più bona e così non potetti fare a meno di andare nel bagno di sotto a tirarmi una sega.
Risalito per andare a prendere il sole, la trovai che parlava sul prendisole con un uomo sulla quarantina. Questo non poteva fare a meno di guardarle le tette e il culo e così gli si indurì il cazzo. La troia subito se ne accorse e decise di andarselo a scopare nel cabinato.
Quando scese dimenticò di chiudere una tendina e così potetti vedere tutto lo spettacolo:
lui si sedette ai piedi del letto e lei gli era in piedi davanti con le gambe aperte; cominciarono a pomiciare mentre lui le toccava le tette facendo diventare i capezzoli dei chiodi, intanto la troia gli mise la mano nel costume per toccarli il cazzo.
Ad un certo punto Marta si stese sul letto per farsi leccare la fichetta depilata (l’avevo immaginato che se la radeva), e si fecero un 69 fantastico. Io intanto avevo il cazzo sempre più duro, e lei si mise a smorzacandela per farsi penetrare.
Andavano ad un ritmo frenetico, non le bastava solo nella fica e decise di farsi sfondare anche quel culo fantastico.
Il cazzo gli entrò subito dentro senza lubrificante, la troietta godeva come una pazza e il movimento delle onde la eccitava ancora di più, fino a quando lui sfilò il cazzo e la sborrò in faccia.
A quel punto mi accorsi che stavano risalendo e feci finta di prendere il sole (a pancia in giù).
Stettero a parlare ancora un pò quando io e Marta decidemmo di fare ritorno a casa. La zoccola era ancora eccitata ed aveva voglia di scopare anche me, andò a fare la doccia lasciando la porta aperta apposta.
Io non esitai ed entrato in bagno trovai la sorpresa:
si stava mettendo nella fica la bottiglia di shampoo!
Il mio cazzo era al massimo, gli tolsi la bottiglia e mentre le strisciavo il mio cazzo sulla fica le leccavo il collo.
Improvvisamente mi trovai la sua lingua in bocca, era un vortice che mi risucchiava e ancora eccitatissimo la sbattetti vicino alla parete, le alzai la gamba destra e cominciai a penetrarla furiosamente.
Lo scambio di lingue continuava imperterrito quando quella troia mi disse gemendo:
“se vuoi continuare devi leccarmi i piedi”,allora mi misi a sua completa disposizione leccai i suoi piedi stupendi, mi ordina di succhiarle tutte le dita dei piedi soprattutto gli alluci.
Ha unghie meravigliose e grandi e gode di piacere ad ogni mia slinguata dopo un quarto d’ora mi dice “LA MIA PASSERINA ORA HA TANTA VOGLIA DELLA TUA LINGUA”
Quelle parole non facevano altro che eccitarmi, le presi le gambe le allargai e leccai tutta la sua sborra, lei era già venuta tre o quattro volte mi disse
“ora puoi scopami di nuovo” io continuo ma Mi dice di venirle sui piedi e così non perdo l’occasione di masturbarmi tenendo ben saldo il suo piedino per la caviglia,
mentre mi struscia l’altro sul cazzo.
Le inondo di sperma i piedi e godo da pazzi. Una vera esperienza fetish da vera Mistress.

Sep
13

puttana a torino

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Sera, sono circa le sette e me ne sto tranquillo a leggere nel mio appartamento,
al quarto piano di una palazzina in una zona residenziale di Milano.
Suonano alla porta, con insistenza.
Dallo sponcino vedo il volto di una signora, con foulard ed occhiali scuri che sta piangendo.
Apro e mi trovo di fronte una bella donna in lacrime che, tra i singhiozzi, mi dice di essere stata vittima di un tentativo di borseggio.
Uno scippatore si era aggrappato alla sua borsetta, ma lei aveva resistito e si era messa a chiedere aiuto.
Non aveva mollato la borsetta nonostante gli strattoni violenti che,tuttavia, l’avevano fatta cadere.
Lo scippatore si era allontanato di corsa, temendo l’arrivo di qualcuno.
La signora mi ha chiesto se poteva approfittare del mio bagno per darsi una rinfrescata e valutare i danni provocati dalla caduta e, nel frattempo, si é scusata per il disturbo e si é tolta gli occhiali.
Ho riconosciuto in lei Paola
per la quale ho sempre avuto un debole.
Naturalmente, le ho offerto ospitalità e chiesto cosa potevo fare, al di là di fornire acqua corrente ed asciugamani puliti.
Nulla di più le occorreva e così l’ho accompagnato in bagno.
Dopo una ventina di minuti ne é uscita, dopo essersi data una rinfrescata, ed ora era decisamente calma.
Le ho offerto qualcosa da bere e mentre eravamo seduti e rilassati, mi ha raccontato i particolari dell’incidente, ma non ha voluto che si chiamasse la Polizia.
Chiacchierando del più e del meno, davanti ad un buon Cognac, mi ha raccontato di essere a Milano per motivi di lavoro e che aveva un volo per Roma dopo poche ore e che, anzi, le avrei fatto una cortesia chiamandole un taxi.
C’era tempo per quello ed abbiamo comunque continuato a chiacchierare, e lei mi ha raccontato come la sua vita affettiva fossevuota daalcuni mesi, dopo la fine di una precedente relazione, che non cercava nuove relazioni ma che degli uomini qualcosa le mancava.
E così, un po’ ridendo ed un po’ sul serio, mi sono accostato, le ho preso una mano e cominciato ad accarezzarla.
Non si é tirata indietro ma, anzi, mi ha sorriso e quasi incoraggiato a continuare.
Le ho ovviamente rivolto un sacco di complimenti, cercando di essere sempre garbato e senza mai scendere nella volgarità.
Piano piano, quasi senzaaccorgemene, ci siamo trovati a baciarci, dapprima quasi innocentemente, poi con baci decisamente appassionati.
L’ho accompagnata in camera da letto e fatta sdraiare, senza che opponesse resistenza.
Tuttavia, mentre la stavo spogliando, mi ha detto che non voleva avere rapporti, anche se non avrebbe disdegnato qualche carezza. delicatamente l’ho spogliata dei vestiti e del collant, lasciandola in reggiseno e mutandine, ed ho iniziato ad accarezzarla e leccarla tutta, come se fosse un gelato.
Veramente, un pezzo di donna come quella era difficile da immaginare, vera e non rifatta, con qualche chiletto nei posti giusti.
E poi, quei seni meravigliosi, che ho “sgusciati” togliendole il reggiseno, ed accarezzati e baciati e mordicchiati. Lei ansimava di piacere, tanto che ho pensato di metterele mani anche sotto le mutandine, sentendo che si inumidiva tutta.
Anche queste sono state tolte ed ho immerso la bocca proprio là, leccando e mordicchiando dappertutto.
Nel frattempo, mi ero tolto i pantaloni con qualche acrobazia, senzasmettere di darle piacere.
Calda e bagnata, stavo quasi per venire ed allora le ho chiesto se il piacere reciproco poteva essere completo.
No, non voleva, a meno che non avessi una protezione, perché aveva paura sia di malattie che di “inconvenienti”.
Ma allora, come avrei potuto soddisfarmi anch’io e soddisfare di più lei ?
Mi ha preso in mano il pene che stava quasi per scoppiare, tanto che le ho detto di fare con calma, altrimenti sarei venuto subito.
Sarebbe un peccato, mi ha detto e, chinandosi, me lo ha preso in bocca ed ha iniziato a leccarlo, lentamente e sapientemente.
Mentre mi faceva un colossale pompino, le accarezzavo i seni e le mormoravo parole dolci.
Le ho detto che stavo venendo e che poteva esserepericolo, ma non si é ritirata ed ha continuato sino a che le sono esploso in bocca. Sempre tenendolo così, ha leccato tutto, coscinziosamente. Poi si é rialzata ed é andata in cucina.
L’ho raggiunta mentre beveva una lattina di Coca e l’ho accarezzata ancora.
Guardando l’ora, mi ha chiesto di chiamarle il taxi e si é ritirata in camera per rivestirsi.
Prima di uscire, mi ha dato un bacio sulla guancia, pregandomi di non cercare di rivederla a Roma.
Volevo darle il mio numero di telefono, ma non ha voluto.
Mi ha ringraziato “per tutto” e se ne é andata lasciando in me un grande rimpianto.
Forse, se avessi insistito, avremmo potuto avere un rapporto vero e completo, ma anche così era stato meraviglioso. Una vera puttana.

Sep
13

accompagnatrice con amica per due

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Questa sera ho un appuntamento per uscire con una mia amica che ultimamente è stata al centro delle mie fantasie, soprattutto da quando l’ho vista con degli stivali di pelle che la rendono molto sexy.
Spero che questa sera li metta.
L’ultima volta che siamo usciti l’ho ricoperta di complimenti, sempre ridendo e scherzando, ma le ho fatto capire che mi eccitava e ho notato che la cosa le faceva piacere, anche se la metteva sul ridere.
Quando la vedo arrivare noto con piacere che i miei desideri sono stati esauditi:
oltre agli stivali indossa anche una gonna nera al ginocchio con mega spaccone sulla coscia.
Allora decido di approfittarne e, da bastardo quale sono, la porto in un locale dove ci sono solo tavoli alti e sgabelli dove sedersi.
Lei si siede sullo sgabello e, con qualche imbarazzo, cerca di evitare che la gonna si apra mostrando un po’ troppo, io faccio già fatica a distoglierle gli occhi dagli stivali e dalle gambe.
Cominciamo a parlare e a bere, lei non regge assolutamente l’alcool e dopo due cocktails belli carichi accavalla le gambe scosciando in una maniera pazzesca, tanto che noto che anche altri avventori del locale scoccano occhiate assassine verso di noi.
Continuiamo a ridere e a bere e i freni inibitori vanno a farsi benedire:
lei è sempre più disinvolta e anch’io già notevolmente ubriaco colgo ogni occasione per avvicinarmi e toccarla:
le metto una mano sulla coscia, le parlo all’orecchio guancia a guancia, siamo così vicini che la sua coscia scotta contro la mia.
A un certo punto lei va in bagno, mezzo locale si gira a guardarla mentre cammina barcollando e ancheggiando con una camminata che grida sesso.
Io la seguo e chiudo la porta dietro di noi, le sono subito addosso, la spingo contro il muro e le infilo la lingua in bocca, le mani sono subito sui suoi seni,
lei cerca debolmente di respingermi, dicendo – Ma no, cosa fai… fermo… – ma né io né lei siamo più in grado di fermarci.
Le apro la camicetta e la bacio sul collo, lei mi sbottona i pantaloni, liberando il mio pene che è già una sbarra d’acciaio, appena lo vede cade in ginocchio e se lo infila tutto in gola, cominciando a leccare e succhiare,
ma io la faccio rialzare, le apro la gonna dallo spacco,
le calo le mutandine e comincio a stantuffarla finché non veniamo insieme in un orgasmo devastante che ci lascia accasciati sul pavimento sfiniti, ubriachi uno dell’altra.